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Biografia - Giuseppe Moroni ( Cremona 1888 - Roma 1959 )

 
Giuseppe Moroni nacque a Cremona il 6 ottobre 1888 ed ebbe i suoi primi contatti con la produzione artistica attraverso il padre, decoratore e doratore.
Frequentò il corso per le arti ornamentali  alla Scuola Arti e Mestieri “Ala Ponzone” di Cremona e in seguito al conseguimento del Premio Vacchelli potè iscriversi all’Accademia di Brera  a Milano. Allievo del pittore Vespasiano Bignami, fu anche compagno di corso di Carlo Carrà.
Nel 1912, prescelto tra i giovani pittori lombardi, si aggiudicò il Premio Oggioni che gli permise di completare gli studi presso la Scuola Superiore di Belle arti di Roma sotto la guida di Giulio Aristide Sartorio e Giulio Bargellini, esponenti della fase simbolista e liberty della pittura italiana.
 
Lo stesso Bargellini lo volle tra i suoi collaboratori  a eseguire le prestigiose commissioni portate a termine negli anni Venti per la decorazione di nuovi monumentali progetti architettonici a Roma. Tra i maggiori incarichi sono documentati la realizzazione delle quattro lunette a mosaico all’interno del propileo est del monumento a Vittorio Emanuele II, il ciclo pittorico nel nuovo palazzo della Banca d’Italia in piazza del Parlamento dove Bargellini e Moroni si sono ritratti accanto ai committenti sulla parete nord della Sala del Consiglio. Inoltre Moroni contribuì anche agli impianti  decorativi nelle sedi del Ministero di Grazia e Giustizia di via Arenula e  dell’Ambasciata americana a Roma.
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Nel 1923 fu nominato alla cattedra di decorazione applicata nella Regia Scuola Superiore di Architettura a Roma come assistente di  Bargellini che peraltro volle affidare a Moroni due suoi allievi: Alberto Ziveri e Guglielmo Janni. Il rapporto che si instaurò tra i tre divenne molto stretto e si protrasse per diversi anni, in particolare con Janni il quale utilizzò per i suoi lavori lo studio del Maestro sino a quando non prese la decisione di abbandonare la pittura per dedicarsi alle ricerche sull’attività letteraria del suo prozio Giuseppe Gioacchino Belli.   giuseppe-moroni---guglielmo-janni---alberto-ziveri
 
   
Da destra: Giuseppe Moroni, Guglielmo Janni, Alberto Ziveri
 
Nel 1922 a Giuseppe Moroni fu assegnato l’incarico di dipingere sulla controfacciata delle Terme Berzieri di Salsomaggiore un racconto allegorico in tre riquadri. Il soggetto, il bagno di Igea, è inserito in  un raffinato corteo di ancelle mesopotamiche e di animali esotici. E proprio per il volto di Igea il pittore ebbe come modella l’allora diciannovenne Maria Stella Turchetti  che divenne la compagna della sua vita e che, successivamente, fu ritratta in innumerevoli quadri sia di soggetto sacro, sia di soggetto laico.
 
igea---trittico---artista-giusepppe-moroni---pittore
 
Sempre in ambiente termale, tra il 1927 e il 1928, nello stabilimento Tettuccio di Montecatini eseguì i motivi pittorici nella Sala delle Poste  e soprattutto il tondo dedicato all’allegoria de “La Sorgente” sul soffitto dell’atrio di ingresso al  fastoso complesso per le cure idroponiche.
 
riposo-della-sorgente---Giuseppe-Moroni-pittore - 1928  
 
   
Montecatini 1928: Bargellini (in alto) - Moroni (al centro)
con Biseo, Bariboldi, Ignazio
 
Seguirono anni di intensa attività: ai cicli decorativi Moroni alternava la produzione di opere di cavalletto e vetrate artistiche. Nel 1925 si era aggiudicato il primo premio al Concorso Nazionale Francescano con il quadro “San Francesco riceve le stimmate”. In seguito, seguendo il filone dell’arte sacra, l’artista ottenne numerose commissioni di lavoro per affreschi, pale d’altare e vetrate nelle chiese sia del territorio padano  - tra Cremona, Parma, Mantova -  sia di Roma e Benevento.   immagini/san francesco e l angelo - giuseppe moroni - 1925.
 

Nel 1929 alla Mostra del Sindacato Nazionale Fascista espose il quadro “Modelli” con cui Moroni dichiarava  la sua adesione al Novecento Italiano, il movimento artistico guidato da Margherita Sarfatti. A Roma era in contatto con gli artisti della Scuola Romana, ma proprio in quegli anni erano iniziati i suoi frequenti soggiorni a Pieveottoville, presso Busseto, dove lo zio Monsignor Fava lo ospitava nella canonica della Collegiata.

  modelli---artista-giuseppe-moroni---pittore
 
In quel paese della Bassa parmense trovò nella Famiglia Corbellini i suoi primi mecenati e privati collezionisti. E anche la vita di paese divenne motivo di ispirazione per tanti quadri, tra cui la grande composizione “Nuova vita feconda” che fu presentata  alla Prima Quadriennale Romana del 1931 e che oggi è esposta nella sala consiliare del Comune di Zibello. E proprio nel paese della Bassa Giuseppe Moroni allestì il suo laboratorio per la produzione delle vetrate artistiche che oggi possiamo ammirare soprattutto in edifici religiosi, da Santa Croce al Flaminio a Santa Maria Liberatrice a Roma, dalle chiese di San Daniele Ripa Po, Cicognara, Sesto Cremonese, a San Martino di Noceto in provincia di Parma.
  nuova-vita-feconda---Giuseppe-Moroni--1931
 

Risale al 1936 la realizzazione della grande vetrata “La via del sogno” all’interno della Villa Corbellini a Pieveottoville.
Affreschi e pitture murali realizzati da Giuseppe Moroni si ritrovano nelle chiese di San Luca dei Barnabiti a Cremona, di Calvenzano presso Bergamo, di Benevento, e nel territorio padano a Busseto, Castelvetro, Pieveottoville, Soragna, Fidenza.

L’artista, dopo aver partecipato alle maggiori manifestazioni espositive degli anni Trenta, condusse sempre una vita appartata  dividendosi tra lo studio di Roma e quello di Pieveottoville. Poi dagli anni Cinquanta si stabilì nella capitale dove morì il 22 ottobre 1959. L’anno prima, nel settembre 1958,  aveva tenuto una personale a Salsomaggiore nel salone delle mostre dell’Azienda Autonoma di Cura.

Alcune delle opere più rappresentative della produzione di Giuseppe Moroni  - 1) “Colonie fluviali”, 2) “Nonno”, 3) “Il mezzadro”, 4) “Deposizione”, 5) “Eva cacciata dal Paradiso” – sono esposte in una sala che gli è stata dedicata nel Museo “Ala Ponzone” di Cremona a cui il nipote Angelo Allegrini, curatore dell’archivio dell’artista, ha donato successivamente anche il quadro “Modelli”.

 

 
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