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Antologia critica

 

Si considerino le vetrate che sono quelle eseguite da Giuseppe Moroni per la chiesa di Cicognara. In esse non si scorge nessun chiaroscuro dipinto, ed anche i volti umani hanno gli stessi elementi essenziali segnati con semplici linee più o meno accentuate, e nulla dunque di sovrapposto alla pasta vitrea attenua la naturale trasparenza. Ma si vede pure facilmente che tutti gli elementi singoli della composizione sono formati da pezzi di vetro tagliati nella irregolare forma voluta e insieme piombati.

Illemo Camelli, 1933

 

L’unico intervento pittorico estraneo all’invenzione chiniana, non avulso però dalle figurazioni simboliche di tutto il ciclo decorativo, è il trittico della parete di facciata, dipinto a tempera da Giuseppe Moroni: vi sono rappresentati i miti salutistici del mondo classico, attraverso le immagini di Igea e del suo corteo di ancelle, alle quali il Moroni conferisce una ieraticità che rimanda alla componente bizantina del Secessionismo.

Maurizia Bonatti Bacchini, 1989

 

La Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” è lieta di offrire, in occasione della celebrazione del XII Simposio Internazionale Mariologico, agli studiosi convenuti da vari paesi e alla cittadinanza di Roma, una mostra di dipinti mariani del pittore Giuseppe Moroni.
Quello del Moroni è interesse di un animo mite e schiettamente religioso; interesse di artista che, nella ricerca della bellezza, non dimenticò che nella Madre del Signore, per la sua innocenza e pienezza di grazia, per la sua perfezione e armonia, la tradizione cristiana ha ravvisato la Tota pulcra; perché la Tuttasanta è non di meno la Tuttabella.
Giuseppe Moroni amò la Madre di Gesù; si compiacque soprattutto di contemplarLa mentre guarda assorta e stupita il Bambino che siede sulle sue ginocchia e lo abbraccia fondendo il volto e le mani con il viso grazioso e le piccole mani del Figlio. Ma queste non sono solo scene di una maternità ineffabilmente dolce e gioiosa: sono anche riconoscimento,attraverso il linguaggio del volto, degli occhi, delle mani e dei simboli, della trascendenza del Figlio e della sua missione salvifica. Come nella Madonna rosa, in cui il Bambino pensoso, seduto sulle ginocchia della Madre poggia la mano sul collo di un mite agnello: palese allusione all’offerta sacrificale che Gesù farà di se per la salvezza del genere umano.

Ignazio M. Calabuig, 1999

 

 

Il ciclo mariano si apre infatti con il soggetto dell’Annunciazione – di cui esiste anche una prova dove è ancora evidente il decorativismo di matrice liberty – e si conclude con varie composizioni dedicate al tema della Deposizione. Ad esempio il compianto sul Cristo morto conservato al museo civico di Cremona in cui non si può non ammirare quella particolare tecnica di stesura del bianco, che è del resto una delle peculiarità della pittura di Giuseppe Moroni. Sullo stesso tema si contano numerosi gli abbozzi e i modelli su carta realizzati a carboncino, con tratto forte, aggressivo. Sono prove e disegni per pale d’altare, per dipinti parietali o per grandi vetrate che decorano tante chiese da Cremona a Parma, lungo la linea del grande fiume Po, ma anche da Roma a Benevento.

Maurizia Bonatti Bacchini, 1999

 

Con l’apertura del rinnovato Museo Civico di Cremona, una proposta capace di far vibrare il visitatore per la notevole qualità del percorso espositivo, anche Giuseppe Moroni ha avuto quella corretta valorizzazione che ancora mancava alla sua opera. Esponente del movimento artistico formatosi in Italia fra le due guerre, il pittore è ben rappresentato nella sala del Novecento nel museo “Ala Ponzone” della sua città natale, dove si espongono quadri di grande respiro, da Modelli a Colonie fluviali, dai ritratti del Nonno e del Mezzadro al nudo di Eva cacciata dal Paradiso. E anche la produzione sacra del Moroni è documentata nei toni più alti del soggetto della Pietà, originale per l’impianto compositivo delle figure convergenti lungo l’incavo del cielo e soprattutto drammaticamente accentrato nel corpo del Cristo di marmorea purezza.
Già da questa silloge si evince che, pur avendo l’artista strette connessioni con il territorio d’origine, non può essere racchiuso entro i confini di uno spazio vernacolare, né la sua opera circoscritta al solo filone dell’arte sacra. Pur essendo infatti sfuggito alla storiografia critica che ha analizzato il fenomeno del Novecento Italiano, Giuseppe Moroni si rivela presenza attiva nel panorama pittorico e decorativo dei primi decenni del secolo, in virtù di alcuni cicli termali nonché di una ricca produzione di vetrate e opere di cavalletto da leggere come meditazione del realismo che ha caratterizzato il dibattito artistico degli anni Venti.

Maurizia Bonatti Bacchini, 2008

 

Sulla base di queste premesse è possibile ritenere che nei dipinti del salone Bargellini abbia affidato a Moroni l’esecuzione di parti in cui era richiesto lo stile lineare e la monocromia : virtù, grottesche, ornati e l’apparato che compone la larga cornice ai versi di Rutilio Namanziano al centro del soffitto, con motivi straordinariamente simili a quelli eseguiti da Moroni per la cornice decorativa delle allegorie di Bargellini nel soffitto del Salone dei Rinfreschi al Tettuccio; senza escludere qualche intervento nelle figure femminili frontali a braccia sollevate nella parete col fregio di Maraini.

Anna Maria Damigella, 2008